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Gravità Zero

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Aggiornato: 1 min 34 sec fa

RIPETIZIONI LOW COST A TORINO PER UNIVERSITARI

Ven, 04/12/2019 - 09:31


I tre progetti riguardano un'assistenza psicoterapica low cost e un progetto universitari, quest'ultimo dedicato agli universitari fuori sede in difficoltà economica; ripetizioni per gli universitari e assistenza tesi; Per finire una Psicoterapia in lingua inglese e spagnolo per studenti stranieri.


Progetto RIPETIZIONI di MATEMATICA, FISICA E STATISTICA volto ad aiutare gli studenti che frequentano le superiori e l'università, con lo scopo di far loro superare le verifiche o le prove d'esame. Per avere informazioni puoi telefonare al prof. Walter Caputo 3240987015, o scrivere a ecoassociazione@gmail.com.

Qui il curriculum del docente, Prof. Walter Caputo  www.linkedin.com/in/walter-caputo-52235a41/

Progetto STUDIO ASSISTITO è dedicato a chi frequenta le scuole elementari o medie ed oltre ad avere difficoltà nell'apprendimento, presenta difficoltà emotive. Si può essere seguiti individualmente o in piccolo gruppo. Referente Maria Grazia Esposito 3207483486.

Progetto STUDIO ASSISTITO DSA è dedicato a chi frequenta le scuole elementari, medie o superiori ed ha una certificazione dsa (se si necessita della certificazione clicca qui). Si verrà seguiti individualmente da personale competente. Referente Maria Grazia Esposito 3207483486



PSICOTERAPIA LOW COST PER STUDENTI FUORI SEDE 

Da 20 anni l’Associazione E.C.O. Risponde alle necessità dei cittadini colmando i vuoti lasciati dall'Ente pubblico. Per questo nel 2011 ha avviato un progetto di Supporto al disagio psicologico e sociale, che possa rispondere alle esigenze delle persone in questo particolare contesto storico in cui è diventato difficile ricevere aiuto dagli Enti pubblici, o accedere ad un aiuto professione ad un costo contenuto.

L’Associazione E.C.O. ha quindi accolto la disponibilità di alcuni professionisti del settore psicologico, che offrono le loro prestazioni professionali in parte ricevendone un compenso e in parte come attività di volontariato.
Ciò permette alle persone di ricevere una risposta al loro disagio e questo favorisce la solidarietà tra le persone.
Il servizio è offerto a tutti coloro che sentono una sofferenza emotiva, anche a chi non ha una particolari difficoltà economiche.

Gli psicologi e gli psicoterapeuti che hanno aderito sono esperti della sofferenza psicologica e possono aiutarvi, che siate bambini, adolescenti, adulti e coppie, nell'affrontare queste problematiche:

- disturbi alimentari,
- dipendenza e abuso alcolico,
- sofferenza della coppia e sessuale,
- elaborazione del lutto,
- disturbi d'ansia e fobie specifiche
- disturbi dell'umore
- difficoltà relazionali
- crisi esistenziali
- elaborazione di traumi e abusi
- difficoltà a chiudere con il passato
- disturbi psicosomatici

ATTENZIONE il servizio è low cost e non gratuito, se pensate di non poter sostenere un costo minimo per le sedute, potete rivolgervi al servizio pubblico di zona.
Contattate il numero 3500261835 (dr.ssa Pugno) per ricevere maggiori informazioni.  
Oppure visitate il sito www.ecoassociazione.it

LA VITA DI GIULIO COSSU E LA MEDICINA RIGENERATIVA

Gio, 04/11/2019 - 20:28
Foto di Walter CaputoNon vi è mai capitato di terminare la lettura di un libro e rimanere disorientati? Succede così: chiudi il libro e guardi dalla finestra lontano, poi torni nel mondo e ti chiedi: "Allora, quali sono gli elementi essenziali del libro? Perché è stato scritto? Perché la gente dovrebbe leggerlo?".
A me è successo proprio oggi, con il libro: "La trama della vita - La scienza della longevità e la cura dell'incurabile tra ricerca e false promesse", scritto da Giulio Cossu e pubblicato da Marsilio Editori. Innanzitutto devo avvisarvi che il libro supera di poco le 300 pagine, quindi mettetevi comodi e investite il tempo necessario per la lettura. A tal proposito, magari più volte, potreste essere tentati di interrompere la lettura in maniera definitiva: questa non è una buona scelta, infatti solo alla fine tutto vi risulterà chiaro. 
Dentro questo libro trovate essenzialmente due cose: la biografia di Giulio Cossu e la storia della medicina rigenerativa, e si tratta di narrazioni che spesso si intersecano. La vita di Giulio Cossu è interessante perché descrive a chiare lettere anche le situazioni peggiori, perché, sapete, non sempre la scienza vince, e talvolta sembra di essere arrivati ad un passo dalla cura di una malattia tremenda e invece non è così. Da quel momento passa un decennio e la cura ancora non c'è. Poi ci sono anche quei successi piccoli piccoli, ma per un paziente afflitto da una malattia tremenda qualunque miglioramento può essere desiderabile. Il problema è il costo, che spesso è esorbitante (ancor di più per le malattie rarissime), ma non per questo si può smettere di lottare e di cercare una soluzione.
Dalla narrazione viene fuori tanta umanità: gli insuccessi non vengono nascosti, i successi non vengono amplificati per essere venduti, la fatica che si fa per andare avanti è davvero enorme e si procede anche quando le soddisfazioni non arrivano. Può capitare - come è successo all'autore - di essere preso di mira da un troll o da qualcosa del genere: in quel momento, nonostante le difficoltà, bisogna lavorare il triplo, per difendere la propria reputazione. E poi, come vi sentireste voi di fronte alla famiglia di un bimbo malato, che si attende almeno un parziale miglioramento da una sperimentazione? Quando quella sperimentazione è solo di livello I, cioè ha solo lo scopo di verificare la non tossicità del farmaco?
Alla fine della lettura ho capito perché "La trama della vita" mi ha lasciato addosso un senso di disagio. Ci sono molte più domande che risposte, e la medicina rigenerativa è una branca della medicina piuttosto complessa. Richiede tempi lunghi, finanziamenti ingenti e quindi nervi saldi e volontà di ferro. I sacrifici di tutti coloro che hanno contribuito a farla nascere sono stati ripagati: molte persone hanno avuto una cura e una vita normale, invece che una morte certa, che non si sarebbe fatta attendere. 
Walter Caputo
Divulgatore scientifico


"LA DANZA DELLE RANE": UN BEL ROMANZO DIVULGA LA SCIENZA

Mer, 04/10/2019 - 11:03
"La danza delle rane" - foto di Walter CaputoHo trascorso le ultime dieci sere a leggere: "La danza delle rane" a mio figlio. Non gli bastava un capitolo, anche se era tardi, anche se era stanco, voleva comunque ascoltare il più possibile. Non era tanto - o solo - per sapere come andasse a finire la storia, ma era proprio la storia in sé, troppo bella per rinviarne la lettura al giorno successivo. Ha colpito tanto mio figlio che ha 10 anni, quanto me che ne ho quasi 50. E sono trascorsi ormai più di 20 anni da quando leggevo praticamente solo letteratura, tantissima letteratura, di qualunque genere - da Dante all'ultimo autore esordiente - passando da grandi romanzi a piccoli racconti senza dimenticare le poesie. Anche oggi leggo molto, ma principalmente saggistica e divulgazione scientifica. Ogni tanto, però, non mi faccio mancare qualche romanzo ed ora che è passata la mezzanotte ed ho finito il bellissimo: "La danza delle rane" (scritto da Guido Quarzo ed Anna Vivarelli - illustrazioni di Silvia Mauri - e pubblicato da Editoriale Scienza), non posso fare a meno di scriverne. Voglio sintetizzare qui di seguito i motivi per cui si tratta di un gran bel libro. O almeno, voglio provarci.
Innanzitutto non è troppo lungo: in tutto 123 pagine in formato quasi tascabile sono praticamente perfette. Poi il tipo di carattere e la grandezza sono idonei per una lettura comoda, agevolata anche da illustrazioni molto particolari. L'apparato grafico è completato da una bella copertina, un po' retrò, ma anche allegra e moderna.
Ma veniamo alla storia: mi pare proprio che ci siano gli elementi essenziali. C'è lo scienziato, c'è il mistero, ma anche la difficile convivenza fra scienza e fede, le credenze in teorie senza capo né coda, la voglia di capire, scoprire e divulgare. La figura del giovanissimo assistente dello scienziato è in sé un percorso evolutivo. Antonio, assistente di Lazzaro Spallanzani, comincia semplicemente a scrivere nomi latini su piccoli pezzetti di carta, insomma aiuta a catalogare. Poi - anche grazie all'entusiasmo che lo contraddistingue - comincia a farsi le domande giuste, riesce a risolvere il mistero della cassa dei fossili, riceve in dono il suo primo libro. E non si può descrivere l'emozione che si prova quando ti regalano un bel libro e tu sei giovanissimo ed è proprio quello che vuoi leggere, è proprio ciò che segnerà il tuo percorso.
Ma ora mi rendo conto che vi sto dicendo troppo, e non voglio assolutamente togliervi il piacere della lettura, perché - per come è scritta - entrerete facilmente nella storia. E sarà un bel viaggio. Potrei anche dirvi che - tra il romanzo e la stretta attualità - si potrebbero scoprire diverse analogie, anche piuttosto interessanti. Ma sento che mi trasformerei in un pedante critico letterario, mentre sono solo un divulgatore scientifico, uno che ama la scienza. Sempre, anche quando è protagonista di un romanzo.
Walter Caputo
Divulgatore scientifico


TERAPIE MEDICHE IN ARRIVO DALLE FORMICHE

Ven, 04/05/2019 - 10:58
Le formiche. Le conosciamo per le loro mini dimensioni, per la loro incredibile forza, per la loro organizzazione sociale, per le loro vie di comunicazione chimiche.
Vivono ovunque sul pianeta, vivono sotto terra, sugli alberi o dentro di loro, ma noi ci accorgiamo della loro esistenza quando spuntano sui nostri pavimenti in fila indiana, anche se abiti al quinto piano.


Quando molti individui interagiscono tra di loro e condividono gli stessi spazi per lungo tempo si creano le condizioni ideali per la diffusione di micropatogeni e ci si può ammalare.
Ci si può difendere a livello individuale attraverso l'igiene, mangiando cibo non avariato e a livello sociale attraverso i vaccini, per esempio.
Ciò accade per gli esseri umani, ma anche per le formiche.
Anche le formiche hanno sistemi di protezione dai patogeni su base biochimica e fisiologica.
Una prima azione difensiva è l'igiene personale e del nido sia a livello meccanico (eliminazione dei rifiuti), sia a livello chimico (disinfezione degli ambienti).
Una seconda azione consiste nell'esporre soggetti sani a piccole dosi del patogeno in modo da immunizzarsi...insomma si vaccinano cone gli esseri umani. L'immunità di gregge vale anche per loro.

Studiandole sono stati scoperti anche impieghi a livello medico.
Un primo impiego è quello di usare il morso delle formiche tagliafoglie come punti di sutura. Questo impiego è diffuso in tutte le latitudini ed è documentato dalla medicina tradizionale cinese già da diversi millenni. Le loro tenaglie tengono chiusa la ferita e le sostanze antisettiche prodotte dalla bocca la disinfettano.
Sempre in Cina la medicina tradizionale riporta gli effetti benefici sull'artrite di sostanze ottenute dalle formiche Polyrhachis.

Gli studi in laboratorio hanno dimostrato che il veleno delle formiche Brachyponera sennaarensis è un efficace analgesico, antiossidante e antinfiammatorio che può avere effetti benefici su patologie renali, epatiche e reumatiche. Anche il veleno delle temute formiche di fuoco Solenopsis invicta si è mostrato efficace contro psoriasi e altre malattie della pelle.

Tuttavia per un reale impiego medico è necessario conoscere i principi attivi, i meccanismi d'azione e gli effetti indesiderati. Non basta farsi mordere o rotolarsi tra le formiche.

Per esempio sono state studiate le sostanze antibiotiche da loro prodotte. La Selvamicina è efficace contro la Candida albicans. il suo meccanismo d'azione è diverso dagli altri antimicotici ed è più efficace. Questi antibiotici della famiglia delle Antimicine possono trovare impiego anche nelle terapie antitumorali.

Ma per saperne di più bisogna leggere Il formicaio intelligente di Donato A Grasso, edito da Zanichelli, un libro alla portata di tutti, dove si trovano informazioni già note, ma altre del tutto inedite come l'utilità delle formiche per la medicina e l'agricoltura.

Dr.ssa Luigina Pugno

SCOPERTO UN PIANETA IMMORTALE

Ven, 04/05/2019 - 08:48
Composto in gran parte di ferro e nichel, orbita a distanza molto ravvicinata – più di quanto si ritenesse possibile – attorno a ciò che resta della stella originaria. Si trova a 410 anni luce da noi, e alla sua scoperta, descritta oggi su Science, hanno preso parte anche due ricercatrici e un ricercatore dell’Istituto Nazionale di Astrofisica

Rappresentazione artistica del frammento planetario mentre orbita attorno alla stella SDSS J122859.93+104032.9 lasciandosi una scia di gas alle spalle. Crediti: University of Warwick/Mark Garlick 

Si tratta di un frammento di pianeta sopravvissuto alla morte della sua stella e contiene elevate quantità di ferro e nichel. Lo ha scoperto – in un disco di detriti formato dai pianeti distrutti durante le ultime fasi di vita della loro stella – un team internazionale di astronomi, guidato dall’Università di Warwick (Regno Unito), del quale fanno parte due ricercatrici e un ricercatore dell’INAF di Napoli, Palermo e Torino.

Il planetesimo – così si chiamano questi corpi rocciosi, in questo caso il residuo di un pianeta più grande – è in parte sopravvissuto alla catastrofe provocata dalla “morte” della sua stella. La stella in questione è oggi una nana bianca, chiamata SDSS J122859.93 + 104032.9, a 410 anni luce da noi. Stando agli indizi raccolti, il pianeta orbitava in una regione esterna del suo sistema planetario. È probabile che la distruzione del pianeta abbia coinciso con le fasi iniziali del processo di raffreddamento della nana bianca. A rendere ancor più sorprendente la sua già improbabile sopravvivenza è la sua orbita: è più stretta di quanto si ritenesse possibile, così vicina alla nana bianca da compiere una rivoluzione ogni due ore.  Gli astronomi calcolano che il diametro del planetesimo debba essere di almeno un chilometro, ma potrebbe anche raggiungere alcune centinaia di chilometri, rendendolo dunque paragonabile ai più grandi fra gli asteroidi presenti nel nostro Sistema solare.
«Le nane bianche sono ciò che resta di stelle come il nostro Sole una volta che hanno esaurito tutto il loro combustibile e disperso i loro strati esterni», spiega Melania Del Santo dell’INAF IASF di Palermo. «Man mano che invecchiano, le stelle di questo tipo diventano giganti rosse, e crescendo spazzano via buona parte del loro sistema planetario, lasciandosi alle spalle soltanto un nucleo denso: una nana bianca, appunto. Anche il Sole, in futuro, si espanderà fino a raggiungere l’orbita della Terra, inglobando Mercurio, Venere e probabilmente la stessa Terra. Marte, invece, sopravvivrà, finendo però per essere spostato verso l’esterno, insieme a tutto ciò che gli sta oltre».
«In origine doveva trattarsi di una stella con massa pari a circa due volte quella del nostro Sole», aggiunge il primo autore dello studio, Christopher Manser, dell’Università di Warwick, «ma ora la massa della nana bianca si è ridotta ad appena il 70 per cento di quella solare. Al tempo stesso, è anche molto piccola – grosso modo ha le dimensioni della Terra – e questo la rende estremamente densa, come del resto tutte le nane bianche. La gravità di una nana bianca è così forte – circa centomila volte quella della Terra – che un normale asteroide, se dovesse passarle troppo vicino, verrebbe squarciato dalle potenti forze mareali».
«Il planetesimo che abbiamo scoperto orbita nelle profondità della buca di potenziale gravitazionale della nana bianca, vicinissimo alla stella, molto al di là del limite oltre il quale ci attendevamo che non ci fosse più alcunché. L’unica spiegazione è che debba trattarsi di un oggetto molto denso, oppure che ci sia una forza interna che lo tiene insieme. La nostra ipotesi è che sia composto in gran parte di ferro e nichel», dice uno dei coautori dello studio, Boris Gaensicke dell’Università di Warwick.
Se fosse costituito soltanto da ferro il planetesimo potrebbe sopravvivere dove si trova ora, così come potrebbe riuscirci anche se fosse solo molto ricco di ferro, purché una forza interna contribuisca a tenerlo insieme – una possibilità, questa, compatibile con l’ipotesi che il planetesimo sia il frammento piuttosto massiccio del nucleo di un pianeta denudato di crosta e mantello per effetto delle forze mareali esercitate dalla nana bianca. «Se l’ipotesi è corretta», aggiunge Gaensicke, «il pianeta originario dovrebbe avere un diametro di almeno qualche centinaia di chilometri e il pianeta originario essere molto massiccio. Infatti, solo questo tipo di pianeti si differenziano, un po’ come l’olio nell’acqua, con gli elementi più pesanti che affondano fino a formare un nucleo metallico.
Riportata oggi su Science, la scoperta è avvenuta grazie a una tecnica di analisi spettroscopica: gli scienziati hanno identificato la scia di gas lasciata dal pianeta osservando lievi variazioni presenti nella luce emessa dal sistema. Mai prima d’ora un corpo solido in orbita attorno a una nana bianca era stato scoperto in questo modo.
Usando il Gran Telescopio Canarias di La Palma, alle Canarie, gli scienziati stavano osservando il disco di detriti in orbita attorno alla nana bianca, prodotto dalla frantumazione di corpi rocciosi composti da elementi come il ferro, il magnesio, il silicio e l’ossigeno: i quattro “mattoncini” fondamentali della Terra e della maggior parte dei corpi rocciosi. Ma all’interno del disco hanno notato la presenza di un anello di gas che fluiva da un corpo solido, come la coda di una cometa. Un gas che potrebbe essere generato dal corpo stesso, o da polvere che evapora, man mano che si scontra con detriti di piccole dimensioni presenti nel disco.
«La tecnica utilizzata è innovativa e si basa sullo studio delle variazioni di alcune righe di emissione del calcio ionizzato nella regione rossa dello spettro», spiega Domitilla de Martino dell’INAF - Osservatorio Astronomico di Capodimonte. «È necessaria alta risoluzione spettrale e temporale per questo scopo. Infatti le variazioni osservate in intensità e in velocità dei profili mostravano una periodicità di appena 123 minuti, indice di un’orbita molto stretta. Questa nuova tecnica è quindi molto promettente per aumentare in modo significativo il numero di sistemi di nane bianche con planetesimi. Le conseguenze di questa scoperta possono essere estremamente importanti per conoscere le fasi finali dell’evoluzione dei sistemi planetari».
«Tempo 5 o 6 miliardi di anni e il Sistema solare avrà una nana bianca al posto del Sole, e in orbita attorno a essa ci saranno Marte, Giove, Saturno, i pianeti più esterni, asteroidi e comete. Simili sistemi planetari sono soggetti a forti squilibri dinamici in cui le interazioni gravitazionali, con i pianeti più grandi possono spingere i corpi più piccoli su un’orbita che li avvicina alla nana bianca, dove finiscono per venire distrutti dalla sua enorme gravità», aggiunge Manser
«Quello che abbiamo scoperto è il secondo planetesimo solido mai trovato in orbita stretta attorno a una nana bianca», conclude Roberto Silvotti dell’INAF - Osservatorio Astrofisico di Torino. «Quello precedente era stato individuato dal telescopio spaziale Kepler (nella seconda parte della sua missione, nota come K2) con il “metodo dei transiti”, un metodo ampiamente usato per scoprire pianeti attorno a stelle simili al Sole. Per vedere i transiti, però, occorre una configurazione geometrica ben precisa: un allineamento perfetto fra stella, oggetto in transito e noi osservatori. E in effetti, in quel caso, i detriti che bloccavano parte della luce stellare passavano proprio fra noi osservatori e la stella. La tecnica spettroscopica utilizzata nella nostra ricerca è invece in grado di rilevare planetesimi in orbita stretta senza la necessità di un allineamento specifico. Già conosciamo molti altri sistemi con dischi di detriti assai simili a SDSS J122859.93 + 104032.9. Studiandoli con la stessa tecnica, sicuramente scopriremo altri planetesimi in orbita attorno a nane bianche, che ci permetteranno di conoscere sempre meglio le loro proprietà. Conoscere le masse degli asteroidi o dei frammenti planetari che si avvicinano a una nana bianca ci offre indizi anche sui pianeti che orbitano più lontano ma che, al momento, non abbiamo modo di rilevare».
Comunicato Stampa INAF

VOGLIO LA LUNA!

Gio, 04/04/2019 - 18:06
Mercoledì 10 Aprile, in occasione del cinquantesimo anniversario del primo sbarco sulla Luna, Fondazione Golinelli propone una giornata di attività sul tema per adulti e bambini.

Foto: pixabay
Il 10 Aprile dalle 17.15 alle 19.30, in occasione del cinquantesimo anniversario dello sbarco del primo uomo sulla Luna avvenuto il 20 luglio del 1969, Fondazione Golinelli organizza in Opificio (via Paolo Nanni Costa 14, Bologna) la proiezione di un docu-film, tre laboratori per i più piccoli e un angolo per rispondere a tutte le curiosità sul nostro satellite naturale.

Le attività aperte al pubblico sono gratuite ma per partecipare è necessario prenotare sul sito della Fondazione.

Inoltre Fondazione Golinelli propone dall’8 al 12 Aprile laboratori e attività per le scuole di ogni ordine e grado e mercoledì 10 Aprile una conferenza per gli studenti che coinvolgerà il noto astronauta Umberto Guidoni e lo scrittore e illustratore Andrea Valente.


PROGRAMMA 10 APRILE

Per tutti

Proiezione docu-film “Expedition”

La regista Alessandra Bonavina, collaboratrice RAI fino al 2013 e attualmente CEO di Next One Film Group, presenterà il docu-film “Expedition” che vede tra i protagonisti l’astronauta italiano dell’ESA Paolo Nespoli e che mostra il dietro le quinte della missione VITA dell’Agenzia Spaziale Italiana, l’aspetto tecnologico delle spedizioni e il funzionamento delle simulazioni. Il trailer del documentario è disponibile al link: https://www.youtube.com/watch?v=MYK3JbCgJXc. La proiezione, della durata di un’ora, è aperta a tutti e inizierà alle 18.30. L’ingresso è gratuito ma è necessario prenotare.

Tutto ciò che avreste voluto sapere sulla conquista della Luna

Dalle 17.30 alle 19.30 sarà predisposto uno spazio di discussione informale per rispondere a tutte le curiosità riguardo al nostro satellite: perché i primi anni della sfida spaziale sono stati dominati dall’Unione Sovietica? Come si sono preparati gli astronauti? Che cos’è la space fashion? Ma soprattutto, abbiamo davvero raggiunto il nostro satellite? Questo momento di riflessione sulla storia, gli aneddoti e le ricadute culturali dello sbarco sulla luna sarà aperto a tutti e curato da Maria Giulia Andretta, Ph.D in Storia della Scienza e delle Tecniche dell’Università di Bologna. L’ingresso è gratuito ma è necessario prenotare.

Per i bambini

Viaggio nel sistema solare Baby

Un planetario gonfiabile permetterà ai bambini di compiere un viaggio nel sistema solare e scoprire caratteristiche e curiosità sul nostro satellite. Il laboratorio, destinato a bambini di 4-6 anni, inizierà alle 18.05 e durerà 40 minuti.

Viaggio nel sistema solare Junior

I bambini potranno intraprendere un viaggio fantastico nel sistema solare grazie a un planetario digitale. Il viaggio virtuale partirà dalla Luna, che potrà essere osservata da vicino, e proseguirà verso altri pianeti per scoprire le loro caratteristiche e, in particolare, i loro satelliti principali. Il laboratorio, destinato a bambini di 7-10 anni, inizierà alle 17.15 e durerà 40 minuti. Seguirà una replica alle 18.55.

Base chiama Opificio

Come avviene la trasmissione di un segnale radio dalla Terra alle stelle e agli esopianeti? Se volessimo comunicare “chi siamo” e “dove ci troviamo” a una civiltà extraterrestre, come potremmo fare? Queste e altre domande troveranno risposta durante l’incontro. Il laboratorio, destinato a bambini di 7-10 anni, inizierà alle 17.30 e durerà un’ora. Seguirà una replica alle 18.30.

Per i laboratori è richiesto un contributo di 5€ a bambino.

Per prenotazioni: https://www.fondazionegolinelli.it/it/events/19


FONDAZIONE IBM ITALIA: DALLE COMPETENZE DIGITALI LE OPPORTUNITA DI CRESCITA PROFESSIONALE PER GLI OSPITI DELLA COMUNITÀ DI SAN PATRIGNANO

Gio, 04/04/2019 - 17:59
La metodologia “Train the Trainers” consentirà agli operatori di acquisire nuove competenze che saranno immediatamente utili alla Comunità per partecipare ai bandi di gara Europei e per trasferire agli ospiti skill innovativi

Foto: pixabay
Grazie alla collaborazione tra la Comunità di San Patrignano e Fondazione IBM Italia è stato ideato un progetto per la diffusione delle competenze digitali, essenziali per il futuro reinserimento sociale e lavorativo degli ospiti della Comunità.

Come evidenziato da un recente rapporto di Unioncamere, in un caso su quattro le aziende disposte ad assumere non trovano le professionalità adatte. Nel 2018 la tendenza ha riguardato circa il 26% degli oltre 4,5 milioni di contratti che erano pronti per essere firmati in Italia. In crescita, del 5%, rispetto a quanto già registrato nel 2017. Le competenze tecnologiche sono quelle più ricercate ma di cui c’è più carenza.


Con l’obiettivo di ridurre questo gap, Fondazione IBM Italia e la Comunità San Patrignano hanno siglato una collaborazione che punta ad alimentare la formazione di nuove competenze professionali attraverso la metodologia “Train the Trainers”. Tre tutor di IBM affiancheranno 10 operatori della Comunità San Patrignano per un programma che si articola in 6 workshop, ognuno di tre giorni, dedicati a fornire agli educatori le competenze di base che consentiranno alla Comunità di partecipare a innovativi bandi di gara Europei, oltre a consolidare le necessarie conoscenze da diffondere all’interno della stessa Comunità. Le tematiche affrontate riguarderanno la piattaforma IBM Cloud e, in particolare, la creazione di un BOT con Watson Assistant.

La Direzione della Casa di accoglienza ha individuato, infatti, nella formazione sulle nuove tecnologie un’importante opportunità di qualificazione professionale per i giovani e ha deciso di creare internamente un Centro di competenza, basato su IBM Cloud.

“Per San Patrignano è fondamentale riuscire a stare al passo coi tempi in materia di formazione professionale - spiega il suo Presidente Piero Prenna – Crediamo in una professionalizzazione quanto più specifica e grazie a Fondazione IBM Italia oggi possiamo dare ai nostri ragazzi degli strumenti ulteriori per potersi inserire ancora meglio nel mondo del lavoro una volta che avranno terminato il percorso di recupero”.

“La Fondazione IBM Italia, attiva da quasi 30 anni, è oggi più che mai attenta alla formazione, perché l’innovazione tecnologica sia inclusiva e non lasci indietro nessuno.” Afferma Alessandra Santacroce, Presidente della Fondazione IBM Italia, che continua “Il progetto con la Comunità San Patrignano riflette a pieno il nostro impegno a rendere le tecnologie più innovative funzionali alle soluzioni di tematiche sociali rilevanti e a creare un ciclo virtuoso di competenze e progetti per rispondere alle esigenze legittime e alla sfide della comunità in cui operiamo.”

La Comunità di San Patrignano nasce nel 1978 e da allora ha accolto più di 26.000 persone, offrendo loro una casa, l’assistenza sanitaria e legale, la possibilità di studiare, di imparare un lavoro, ma soprattutto di cambiare vita e di rientrare a pieno titolo nella società. Oggi la Comunità ospita circa 1.300 persone reduci da problematiche di disagio e di consumo di droghe ed, inoltre, persone che vengono accolte e svolgono il percorso riabilitativo in alternativa al carcere. Il percorso terapeutico è essenzialmente educativo e riabilitativo.

Comunicato Stampa 

AUTO USATA: SEMPRE PIÙ ITALIANI LA SCELGONO ONLINE

Mer, 04/03/2019 - 07:00
Come trovare le proposte più interessanti - Scegliere l’auto usata


I cambiamenti nelle abitudini degli italiani si fanno vedere in tante diverse realtà, compresa quella che riguarda il mercato dell’auto usata. Questo ambito sta riscuotendo successi sempre maggiori con il passare degli anni, anche grazie proprio alle opportunità disponibili in internet. Le auto usate a Bergamo si vendono sempre di più, e soprattutto online, grazie alle offerte di privati e concessionari dedicati.
Come cercare l’auto onlineGli annunci più interessantiTrovare l’auto miglioreAuto usata sì, ma non tutte sono adatte ad essere descritte come le migliori offerte disponibili. Sono vari i metodi adatti a scegliere un’auto usata per la famiglia, tra questi internet ha un successo sempre maggiore anche grazie ad alcune peculiarità di questo mezzo di comunicazione. Per chi è sempre impegnato con il lavoro e non ha tempo da sprecare in sopralluoghi che finiscono con un buco nell’acqua, una rapida verifica sul sito di una concessionaria di auto di seconda mano permette di verificare la disponibilità del modello che si sta cercando. Perché se è vero che gli italiani preferiscono l’usato, è anche vero che sono comunque attenti alla qualità di ciò che portano a casa. Sui siti delle concessionarie sono disponibili, a qualsiasi ora del giorno e della notte, comode informazioni che riguardano tutti i modelli di seconda mano disponibili nel parco macchine. L’acquirente deve semplicemente filtrare i risultati indicando quali siano gli anni o i marchi di maggiore interesse, o anche le motorizzazioni.
Meno diesel e più auto puliteLe offerte dei privatiPerché in concessionaria è meglioI recenti blocchi della circolazione per le vetture più vecchie e per i diesel hanno causato in molti italiani la necessità di dotarsi rapidamente di un nuovo mezzo di trasporto, anche questo evento sta sicuramente al di sotto del grande successo del mercato dell’usato. Scegliere la vettura di seconda mano al posto di un modello nuovo infatti consente di risparmiare in modo importante: alcuni modelli perdono tra il 15 e il 30% del loro valore nel momento stesso in cui escono dalla concessionaria. L’importante sta nell’accaparrarsi i prodotti migliori disponibili, evitando quindi gli annunci dei privati: spesso i prezzi vengono gonfiati, per cercare di ottenere qualche euro in più rispetto al valore di mercato.

I vantaggi della concessionariaCambiare auto e la burocraziaLa garanzia dal concessionarioSi deve poi sempre considerare che le vetture usate oggi offerte in Italia godono per legge di almeno 12 mesi di garanzia; questo porta i proprietari degli autosaloni a controllare tutti i mezzi che offrono alla propria clientela. Inoltre la concessionaria, contrariamente a quanto fa il privato, ci può offrire anche il completo di sbrigo di tutte le pratiche burocratiche connesse al cambio di autovettura, in alcuni casi anche l’eventuale rottamazione del precedente mezzo di trasporto. In più sono sempre disponibili offerte per quanto riguarda i finanziamenti o l’assicurazione dell’auto, che il concessionario ci può proporre a prezzo scontato. Con queste proposte non ha alcun senso neppure guardare gli annunci dei privati.

LA VERSIONE "GROSSONE" DELL'HOTEL DI HILBERT E ALTRE UTILI RISORSE DI MATEMATICA

Mar, 03/26/2019 - 11:36
L'unità di misura dell'infinitoMolti conoscono il paradosso dell'Hotel di Hilbert, ma non molti conoscono la variante di quel paradosso quando entra in scena la nuova aritmetica dell'infinito, elaborata dal Prof. Yaroslav Sergeyev. Che cosa succede dietro la porta denominata grossone room? Scopritelo guardando questo divertente video.

Da molti anni cerco di divulgare il nuovo approccio alle quantità infinite e infinitesime e ho anche intervistato il Prof. Davide Rizza, che sta svolgendo un notevole lavoro per far conoscere il metodo innanzitutto agli insegnanti di matematica, che poi potranno divulgarlo agli studenti.

A tal proposito segnalo una pagina molto interessante, in cui - oltre al video dell'inedita versione dell'Hotel di Hilbert - troverete risorse piuttosto utili (a cura del Prof. Rizza e dei suoi collaboratori):
- 10 veloci slide sul metodo;
- Una trentina di pagine con esercizi, per fare i primi passi matematici nel nuovo metodo;
- Più di 100 pagine, per approfondire serie, successioni e paradossi;
- Un po' di esercizi (fra i quali anche "La lampada di Thompson") da fare in classe in 2 ore con gli studenti;
- Le slide per spiegare il paradosso di Ross;
- Le slide per spiegare l'applicazione del nuovo metodo ai frattali.

Buon lavoro a tutti gli insegnanti di matematica, ai divulgatori scientifici nell'ambito della matematica e a tutti gli coloro che vogliono curiosare su un tema che - forse - non hanno capito a scuola. E che ora possono rivedere sotto una nuova luce e trattare con strumenti molto più semplici, precisi ed efficienti.

Walter Caputo
Docente di Matematica
Divulgatore Scientifico



L’”umanizzazione” dell’algoritmo: il nostro futuro tra scienze altamente tecnologiche e discipline umanistiche

Gio, 03/21/2019 - 16:50





Ernest Quintana, 79 anni, è ricoverato in gravi condizioni in un ospedale della California. I familiari fanno a turno per assisterlo. Durante uno di questi turni, alla nipote viene comunicato che sarebbe arrivato il dottore. Ma non si tratta di un medico in carne ed ossa, bensì di un robot che al posto della testa ha un video nel quale appare un medico che comunica al Signor Quintana che a causa della mancanza del polmone sinistro sarebbe stato sedato con la morfina ed accompagnato alla morte… Fortunamtamente il Sig. Quintana ha problemi di udito perciò chiede alla nipote di ripetere cosa stia dicendo il robot: “Il prossimo passo sarà probabilmente il ritorno a casa” è la pietosa bugia della nipote. Ma il robot insiste: “Non credo tornerà a casa…”Non è fantascienza, nemmeno uno scenario dal quale ci separa un ampio lasso di tempo perché è cosa certa che l’intelligenza artificiale (IA) avrà un ruolo sempre maggiore nella sanità del futuro. E non solo nella sanità perché i robot dotati di intelligenza artificiale sono in grado di migliorare la nostra quotidianità grazie all’interazione con gli esseri umani. La loro caratteristica è infatti quella di apprendere e di interagire con noi. “Umanoidi” è l’altro termine con cui sono definiti perché in grado di agire nei diversi ambiti della nostra vita, da quello chirurgico a quello protesico, dalla riabilitazione alla collaborazione nelle case di riposo, in scenari di emergenza e in ambienti ostili per l’uomo, nella pubblica amministrazione o in aziende pubbliche o private, e così via. A voler approfondire, in Italia abbiamo presenze importanti per lo sviluppo della robotica, come l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), un’eccellenza internazionale che svolge attività di ricerca a livello interdisciplinare, visto che nella robotica confluiscono (convergono) ambiti diversi di ricerca: un robot infatti interagisce con l’ambiente grazie ad algoritmi su cui si sviluppa l’intelligenza artificiale.La nostra esistenza futura sarà dunque sempre più affidata agli algoritmi. Occorre perciò riconfigurare il nostro futuro nel rapporto fra essere umano e intelligenza artificiale o intelligenza cognitiva. Compito non facile quello di stabilire i nuovi paradigmi di una relazione così complessa e prepararci ad organizzare l’esistenza dei prossimi anni. Occorre dunque riflettere fin d’ora per elaborare un modello di sviluppo di una società in cui la rigidità dell’algoritmo venga mitigata, quindi “umanizzata” se non vogliamo ripetere situazioni analoghe a quelle del Sig. Quintana. Questo l’intento del convegno su “Algoritmi, etica e diritto”, che si è svolto il 12 marzo scorso presso il Senato della Repubblica, organizzato con il supporto scientifico del Laboratorio CIRLab-Cyber Security and International Relations Laboratory del PIN (Polo Universitario “Città di Prato”). La complessità della materia trattata è riflessa dal programma estremamente corposo, nel quale s’intrecciano competenze assai diversificate per poter discutere di una serie di questioni vitali quali ad es. a chi tocchi stabilire le regole etiche destinate ad orientare lo sviluppo e l’azione dell’intelligenza artificiale: ai singoli Stati, alla Comunità internazionale o al mercato; chi sia legittimato a costruire gli algoritmi che regoleranno le nostre esistenze e quali saranno le implicazioni sulla visione del nostro mondo; quali le conseguenze sui cittadini e nei processi decisionali; chi risponderà delle scelte e delle azioni condotte dall’algoritmo e quanto questo dovrà rispondere alle esigenze della trasparenza…Per avere un’idea del numero di materie coinvolte basta dare un’occhiata al programma dal quale emergono personalità con competenze nei settori più disparati che vanno da quelli più strettamente scientifici (A. Cesta, ingegnere, dirigente di ricerca  dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione, nonché Vicepresidente dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale) a quelli accademici relativi a materie umanistiche e sociali (S. Cacciari, antropologo e insegnante presso il laboratorio di Cyber security e relazioni internazionali del Polo universitario “Città di Prato”; M. Fioravanti, Presidente del Polo Universitario Città di Prato; M. Luciani, ordinario di Diritto pubblico e costituzionale della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “Sapienza” di Roma; A. Gambino, ordinario di Diritto Privato dell’Università Europea di Roma; P. Benanti, Professore presso la Pontificia Università Gregoriana; B. Leucadito, ricercatrice di Filosofia del diritto dell’Università “Sapienza” di Roma; C. Agosti, Capo progetto ALEX dell’Università di Amsterdam); a personalità della politica e delle istituzioni (L. Attias, Commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale; G. Scorza, responsabile del team per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri; F. Marzano, Assessore Roma semplice; F. Martini, Assessore Comune di Livorno, G. Vianello, Deputato e componente Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici);  a responsabili di aziende internazionali (F. Moioli, Direttore Divisione Enterprise Services di Microsoft Italia). La vera natura del problema risiede proprio nella complessità della tematica e nella sua trasversalità, che esige l’associazione della cultura umanistica con quella   tecnologica – rileva il Prof. Gambino. Le intelligenze artificiali non sono infatti soggetti previsti dalla Carta costituzionale ma soggetti nati dal mercato. Decisioni elettroniche, automatiche, informatiche, prevarranno sempre più sul singolo. Benché la verità informatica per motivi di efficienza porti a soluzioni estremamente pratiche, i rapporti personali difficilmente riescono ad essere incasellati in un algoritmo. “Il nostro problema non sono le competenze, ma il bisogno della persona in quanto tale; dobbiamo andare verso la persona” è il commento del Prof. Fioravanti, che annuncia il varo di un corso di master nell’ambito del Polo Universitario Città di Prato, in cui convergeranno materie ingegneristiche, sociologiche e filosofiche, così da ottenere nuove figure professionali con competenze nelle scienze a contenuto altamente tecnologico e a carattere squisitamente umanistico.Volendo in effetti approfondire, è recente l’annuncio del lancio a Londra di un corso di laurea misto in materie umanistiche e filosofiche. La “London Interdisciplinary School”, che ha fra i suoi sponsors gruppi come McKinsey e Virgin, punta a sviluppare le capacità di risolvere i problemi più importanti e complessi del mondo attuale attraverso figure professionali con capacità trasversali in ragione dell’insufficienza dei profili tecnici specializzati. Ma se gli esiti dei software al servizio del pubblico sono destinati ad incidere in misura sempre maggiore sui diritti dei cittadini, dovremo volgerci verso un “algor-etica”, affinché la macchina sia sempre al servizio dell’uomo perché se l’algoritmo deve decidere per noi, è bene che siamo noi a mantenerne il controllo.






FEMINILITY: UN PROGETTO PER STUDIARE STORIE DI CORAGGIO, FORZA E UNIONE

Mer, 03/20/2019 - 17:53
In occasione del giorno della poetessa della primavera, Alda Merini, presso la Casa delle Artiste (Naviglio, Milano) si lancerà il progetto FEMINILITY (www.feminility.it) che mette al centro i bisogni del mondo femminile. Sarà offerto un pranzo di beneficenza per l'Associazione La Casa delle Arti - Spazio Alda Merini accompagnato da musica jazz, in onore alla poesia, alla primavera e alla Feminility.




Feminility nasce come centro di ricerca per analizzare gli stili di vita delle donne in Italia, il loro ruolo nella casa, nel lavoro e nella società oggi.







L’Osservatorio sulla Feminility verrà lanciato il 21 marzo 2019 per studiare i numeri sulle donne che raccontano storie di coraggio, di forza, di unione.


Quando si parla di “numeri di donne” si associano i dati soltanto alla violenza, dimenticando quanto è importante oggi la figura femminile nella società. Non solo femminicidio: si andranno a studiare i fenomeni del cosmo femminile, per parlarne in termini positivi e valorizzare la figura della donna oggi. Le analisi dell’Osservatorio studieranno gli stili di vita, con l’obiettivo di evidenziarne la pluralità dei ruoli femminili nella nostra società, facendo emergere i risultati conseguiti nell’istruzione, la fruizione culturale, il rapporto con le nuove tecnologie, il ruolo nel mercato del lavoro, la divisione dei ruoli, le strategie di conciliazione del lavoro e dei tempi di vita, le condizioni economiche, la salute.
Feminility, il lato positivo del mondo femminile.



IL SITO WEB www.feminility.it 


La pagina Facebook con invito all'evento del 21 marzo 2019


Lezioni private di matematica, qualche suggerimento per dare e ricevere il meglio

Mar, 03/19/2019 - 07:00
Insegnare matematica è qualcosa di “unico”. La disciplina è infatti ricca di sfumature che la rendono sostanzialmente diversa da tutte le altre e, proprio per questo motivo, richiede un approccio dedicato, sia da parte dei docenti, sia da parte degli studenti che riceveranno questa educazione personalizzata.Nella speranza che possa servire per poter dare e ricevere il meglio da queste lezioni, abbiamo chiesto agli esperti di Superprof di condividere alcuni suggerimenti. Vediamoli insieme.Scoraggiare le osservazioni negativeSe emerge frustrazione, rabbia e odio per la matematica, è bene che venga gestita opportunamente. Guai a reprimere questi sentimenti negativi: bene invece farli emergere il prima possibile, facendo emergere le passate esperienze con questa materia. Così facendo si può procedere alla fase successiva, che è quella di “convalidare” rabbia e paure degli studenti, individuando le motivazioni per cui hanno fallito nella preparazione, e facendo intuire loro in che modo possono imparare dagli sbagli. Successivamente, è sicuramente utile indirizzare le frustrazioni non verso la materia, ma verso la causa della mancata coerente preparazione. Insomma, invece di dire “Odio la matematica. Non sopporto questa materia” potrebbe essere utile dire “Sono dispiaciuto che il prof. xxx non sia stato in grado di insegnarmi questa materia”. Utilizzare i coloriChe senso ha usare i colori in matematica? In realtà, ha molto senso per poter dare una nuova visibilità a quello che state facendo. Potete ad esempio usare i colori per differenziare numeri o variabili che potrebbero confondersi, e per mettere in risalto alcuni passaggi fondamentali. Potete anche usare i colori per mettere in risalto alcuni numeri e, in linea di massima, per poter evidenziare quello che volete che gli studenti abbiano maggiormente sotto occhio.Aiutarsi con gli oggettiPer rendere più interattiva la lezione privata di matematica, cercate di utilizzare gli oggetti di scena su cui potete mettere le mani. Non c'è bisogno di pensare a loro prima della lezione privata, poiché è sufficiente improvvisare nel momento della necessità. Bicchieri, zaini, quaderni, penne, matite… tutto può essere utilizzato per spiegare la matematica, le frazioni, gli insiemi e tanto altro ancora.Creare un ambiente sicuro e serenoGli studenti di matematica, come gli studenti di tutte le discipline, devono sentirsi sicuri e a proprio agio nel momento in cui cercano di apprendere. Bene pertanto creare un ambiente sicuro e silenzioso. Cercate anche di non essere troppo diretti con gli studenti, e cercando di usare forme impersonali, soprattutto agli inizi. Così facendo la persona meno suscettibile di essere intimidita sarà la prima a rispondere alle vostre domande. Facendo intendere che non ritenete opportuno cercare di chiamare personalmente i singoli studenti, aumenterete il livello di comfort immediatamente. L’umore della classe di studenti crescerà rapidamente fino a diventare un ambiente interattivo grazie proprio alla creazione di un contesto più sicuro.Non trascurare ciò che uno studente diceSe uno studente risponde in modo errato, è bene cercare di non trascurare ciò che uno studente dice e, di contro, cercare di approfondire la natura della sua risposta. Una volta che si è compreso la natura dell’errore, è bene cercare di non scoraggiare lo studente, rispettando il suo modo di pensare ma creando una chiara condivisione del perché è stata formulata una risposta errata.Una risposta sbagliata oggetto di tale convalidazione dimostra che non avete alcuna intenzione di prendere alla leggera la presa di posizione degli studenti o “punirli” per aver lavorato attraverso un personale processo di scoperta. Così facendo riuscirete anche a costruire il rispetto che gli studenti hanno o avranno per voi, e vi permetterà di sapere come stanno pensando i vostri studenti, in modo da poter adattare il vostro insegnamento di conseguenza.Non temere i propri erroriNell'insegnamento della matematica, è probabile che si possa andare incontro a degli errori. E questo succede più agli insegnanti di matematica che a qualsiasi altro insegnante. Ebbene, è opportuno che il docente smetta di provare ad essere perfetto. Meglio invece rilassarvi e, addirittura, provocare qualche errore volontariamente in modo che gli studenti possano segnalarli, aumentando la loro fiducia.Fate capire agli studenti che nessuno è perfetto in matematica. La differenza tra un insegnante di matematica e uno studente di matematica è tuttavia che un insegnante di matematica è sicuro dei propri errori, ed è in grado di “spiegarli” autonomamente.Di qui, l’ulteriore conseguenza. Gli studenti faranno molti errori. E se non hanno il vostro esempio con cui relazionarsi, si sentiranno frustrati. Dunque, fate degli errori, dimostratevi calmi una volta che emergono, e spiegateli. Ad ogni modo, state attenti a non pianificare i vostri errori in anticipo, perché gli studenti lo capiranno. Create invece dei margini di errore, nei quali finirete per cadere. Attenzione alle domande nascosteGuardare i volti degli studenti durante la lezione privata è utile per cercare di capire se comprendono quanto state dicendo. Hanno la fronte rugosa dalla confusione? Chiedeteglielo! Lasciate che vi dicano quello che ritengono sia la loro confusione. Date una breve spiegazione per chiarire la cosa e cercate di riguardare il loro volto. Aiutateli ad addentrarsi nella loro confusione, guidandoli verso la spiegazione e la comprensione. Nel compiere questo processo, state calmi, perché potreste scoprire tante nuove utilità che saranno di grande funzionalità per voi e per gli studenti.Usare uno stile personaleCercate di usare uno stile personale nello spiegare concetti e formule, in maniera tale che possa rimanere maggiormente impresso nella mente degli studenti. Cercate di rendere flessibile il proprio stile, adattandolo a quello che ritenete possa essere il meglio per i vostri studenti. Naturalmente, trovare il segreto per poter entrare nella mente degli studenti in maniera realmente efficace non è affatto facile, e vi costerà probabilmente molta fatica. Con il passare del tempo riuscirete comunque a sviluppare un proprio stile e un proprio approccio che vi permetterà di ottenere i risultati più duraturi, tanto da non avere più alcuna difficoltà nell’adattare il vostro modo di insegnare, perché vi risulterà estremamente naturale.
Provate a seguire questi consigli: siamo certi che vi saranno utili per poter condividere maggiore utilità in breve tempo!

COS'È IL BUCO NELL'OZONO?

Sab, 03/16/2019 - 13:03
Non fate questa domanda agli studenti “ambientalisti” per #FreeDaysForFuture. La maggior parte di loro ammette infatti di non sapere cosa sia. Forse anche perché se ne parlò tanto 30 anni fa, quando  questi ragazzi non erano ancora nati. Cerchiamo allora di fare chiarezza. 
Fonte: NASA



Il buco dell’ozono descrive quella progressiva diminuizione dello strato di ozono presente nella stratosfera che, se dovesse scomparire, provocherebbe danni inimmaginibili alla vita sulla Terra come la conosciamo oggi.

L'ozono forma uno dei 5 strati di cui è composta l’atmosfera terrestre e che protegge dai pericolosissimi raggi cosmici e solari, o almeno dalla loro componente più critica come i raggi gamma e raggi x. La stratosfera infatti assorbe i raggi dannosi del Sole e, proprio grazie allo strato di ozono, ne trattiene la maggior parte. Questo gas è quindi fondamentale per garantire la vita sulla Terra: senza di esso infatti i raggi ad alta energia non sarebbero filtrati e arriverebbero a noi in grandissime quantità. Come vedremo tra poco, questo avrebbe delle conseguenze devastanti, sia sull’ambiente che sulla nostra salute e sopravvivenza.


A ROMA RAGAZZI CHE MANIFESTANO IN QUESTI GIORNI NON SANNO SPIEGARE COSA SIANO I CAMBIAMENTI CLIMATICI, NON DISTINGUONO CLIMA DAL TEMPO O DALL'INQUINAMENTO E NON SANNO COSA SIA IL BUCO NELL'OZONO 




Se lo strato di ozono dovesse scomparire  piante e animali con il passare del tempo smetterebbero di crescere, di riprodursi. Le piante esistenti morirebbero e noi, se non malati, saremmo comunque impossibilitati a sopravvivere in un mondo desertico e privo di verde.

Lo scenario che si prospetta sul lungo periodo è quindi apocalittico: per questo motivo il fenomeno del buco dell ozono è ancor oggi sul tavolo di discussione di tutti i Paesi più industrializzati. Importante trovare misure per limitare la produzione di agenti inquinanti pericolosi, al più presto.
Le sostanze inquinanti responsabili del buco dell ozono, non appena entrano in contatto con i raggi ultravioletti si degradano e rilasciano nell’atmosfera atomi di cloro e di bromo, che danneggiano lo strato di ozono.
SE NE PARLÒ MOLTO 30 ANNI FA 


Lo strato di ozono non è sempre stato come lo vediamo oggi: durante il corso dei secoli ha subito variazioni, assottigliandosi in alcuni periodi ma senza destare preoccupazioni. Si è iniziato a parlare di buco dell’ozono negli anni ’70 proprio perché gli scienziati hanno notato che lo strato di ozono si andava assottigliando in maniera molto preoccupante, e per la prima volta nella storia del nostro pianeta questo era dovuto al comportamento dell’uomo.   Il motivo era da ricercarsi nell'emissione di altri gas, i famigerati cloroflourocarburi o Cfc contenuti nelle bombolette spray o usate nei refrigeratori. A trent'anni di distanza il buco si sta richiudendo, una buona notizia per l'intera Terra, che fa ben sperare anche nella capacità umana di intraprendere azioni comuni a livello planetario di fronte a situazioni di emergenza.


COSA SONO I FILLER ESTETICI?

Gio, 03/14/2019 - 11:30
Il dottor Francesco Bruno, nel suo studio medico di Chieri o in collaborazione con il Poliambulatorio ES, esegue trattamenti filler mirati per azioni di riempimento rughe, per la definizione delle labbra, per plasmare gli zigomi e il mento o la rimozione di cicatrici. I trattamenti filler consistono nell’iniezione di sostanze nel derma o nel tessuto sottocutaneo in modo da poter correggere imperfezioni della pelle, ritoccare inestetismi del viso come rughe o cicatrici, e ripristinare i volumi perduti. I trattamenti filler più diffusi e noti sono a base di acido ialuronico, una molecola presente in modo naturale nell’organismo, e che con il passare degli anni si riduce, portando alla formazione delle rughe, che si formano per via dell’indebolimento della pelle stessa. I trattamenti filler (termine inglese che significa “riempitivo”) hanno la funzione di “riempire” lo spazio lasciato vuoto dalla diminuzione della concentrazione di acido ialuronico, restituendo tonicità alla pelle.



I trattamenti filler, dato che vengono eseguiti con una molecola naturalmente già presente nella pelle, e quindi non ha effetti permanenti. Fin dal momento in cui viene iniettato nella pelle l’acido ialuronico riempie lo spazio creatosi con l’avanzare dell’età, eliminando gli avvallamenti della struttura del derma, per poi essere assorbito e metabolizzato dall’organismo in un tempo variabile fra i 6 e i 10 mesi. Come appena accennato, il trattamento viene eseguito tramite iniezione localizzata, eseguita lungo la ruga, la fessura cutanea o nell’area da trattare e resta in sede per alcuni mesi. L’iniezione viene eseguita con siringhe pre-riempite munite di aghi estremamente sottili, il cui ago viene inserito ad appena pochi millimetri sotto lo strato superficiale della pelle, per ottenere un effetto di ringiovanimento già dalla prima applicazione, con un trattamento pressoché indolore.

Il dottor Francesco Bruno durante i suoi trattamenti filler utilizza Radiesse, una sostanza biocompatibile e riassorbibile che stimola la produzione di collagene. L’impianto dà maggiore volume alla parte del viso trattata e ha una resa diversa dall’acido ialuronico. La composizione di Radiesse è biocompatibile al 100%, con una soluzione di idrossiepatite di calcio (CaHA) (30%) sospesa in una soluzione acquosa di gel (70%). Ciò rende non necessario alcun test allergico prima del trattamento. Le microsfere sintetiche di CaHA hanno una dimensione tra i 25 e i 45 micron e sono composte di ioni calcio e fosfato che si trovano anche nel tessuto epidermico. I macrofagi degradano il mezzo gelatinoso e i fibroblasti formano nuovo collagene naturale che dona un maggior volume e una pelle più liscia. Per le caratteristiche specifiche del prodotto è necessario un utilizzo minore di materiale rispetto ad un trattamento con acido ialuronico: si arriva ad un risparmio del 25-30% per trattamento ottenendo un effetto più duraturo rispetto ad altri filler.

APPELLO SCIENZIATI SU NATURE: STOP ALLA SPERIMENTAZIONE CLINICA DELL'EDITING GENETICO SU GAMETI ED EMBRIONI UMANI

Mer, 03/13/2019 - 20:25
Tra i firmatari anche il direttore dell’Istituto San Raffaele-Telethon per la terapia genica Luigi Naldini

Una moratoria di almeno 5 anni che per il momento blocchi qualsiasi sperimentazione clinica dell’editing genetico su gameti ed embrioni umani destinati all’impianto nell’uomo: a proporlo oggi su Nature è un gruppo internazionale di scienziati e bioeticisti che invita la comunità scientifica a una presa di responsabilità di fronte alle controverse applicazioni di una tecnica di modificazione genica dalle grandi potenzialità ma su cui c’è ancora tanto da studiare. L’invito a tutti i Paesi del mondo è di aderire normativamente alla sospensiva e avviare un processo di valutazione che, pur rispettandone l’autonomia rispetto alle scelte finali, garantisca cautela, trasparenza e condivisione internazionale anticipata dell’eventuale decisione di aprire questa strada.

L’appello*, che porta tra le altre anche la firma del direttore dell’Istituto San Raffaele-Telethon per la terapia genica (SR-Tiget) Luigi Naldini, rappresenta di fatto la reazione a una vicenda che negli ultimi mesi ha scosso le coscienze di tutto il mondo, non solo quello della scienza: l’annuncio della nascita presso lo Home Women’s and Children’s Hospital di Shenzhen (Cina) di due bambine definite “su misura” dai mass media, resistenti all’Hiv grazie a una modifica apportata a livello embrionale con la tecnica dell’editing genetico (Crispr/Cas9) in un particolare gene coinvolto nell’ingresso del virus Hiv nelle cellule umane e che in una piccola percentuale della popolazione rende naturalmente resistenti all’infezione. Un intervento che ha suscitato moltissime perplessità non solo perché avvenuto contravvenendo a varie norme e disposizioni che regolano una corretta sperimentazione clinica, ma soprattutto perché da molti ritenuto prematuro rispetto a una reale comprensione del rapporto tra rischi e benefici.
«Quello che chiediamo è una moratoria, non una messa al bando: non si tratta cioè di un tentativo di mettere i freni alla ricerca scientifica, piuttosto una robusta assunzione di responsabilità e forse anche un bagno di umiltà per noi scienziati e la chiamata in causa degli organi decisori nazionali» spiega Luigi Naldini, che nel 2015 è stato l’unico italiano invitato a far parte del gruppo di lavoro internazionale che ha scritto le prime linee guida sull’editing genetico ed è membro del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita. «L’editing genetico rappresenta indubbiamente una grande promessa della medicina del futuro, l’evoluzione naturale della terapia genica attuale, ma c’è ancora da studiare per affinarlo in termini di sicurezza ed efficacia. Per quanto poi riguarda l’applicazione in ambito terapeutico, se da una parte non ci sono dubbi nello sperimentarne l’impiego in individui affetti da gravi malattie quali quelle genetiche, certi tumori o la stessa Aids, diverso è pensare di applicarlo alle cellule germinali prima della nascita, apportando modifiche trasmissibili anche alle generazioni successive. La riflessione su dove mettere i limiti, su fin dove sia lecito spingersi, è delicata e non può essere appannaggio della sola comunità scientifica, ma della società intera, alla luce di un dibattito aperto e costruttivo».
L’articolo passa in rassegna molte delle questioni ancora aperte; tra le più delicate c’è quella che riguarda l’enhancement, ovvero il potenziamento di una funzione biologica. Se infatti c’è consenso unanime sull’impiego dell’editing genetico per correggere dei difetti genetici associati a specifiche malattie, è molto più controversa la possibilità di aumentare o addirittura di creare ex novouna funzione biologica. «Pensiamo per esempio alla possibilità di aumentare la forza muscolare modificando uno specifico gene» continua Naldini. «Un conto è farlo per curare la distrofia muscolare in un paziente, un altro per migliorare la performance di un aspirante atleta pur consenziente e un altro ancora farlo su un embrione per pianificare la nascita di un “superman”. Per non parlare poi della possibilità di conferire all’uomo delle nuove capacità che non avrebbe naturalmente, come vedere la luce infrarossa o resistere a certe tossine batteriche o a un veleno. Per usare un gergo a effetto, dove sta il confine tra curare una persona e creare improbabili “super-uomini”? Chi e come decidere fin dove è lecito spingersi? Il fatto che si possa fare o che in un futuro prossimo questo diventi tecnicamente possibile non implica automaticamente che sia lecito farlo: secondo me e gli altri firmatari la decisione non devono prenderla gli scienziati da soli».
L’appello invita gli organi decisori delle nazioni ad associarsi normativamente alla moratoria e ad avviare parallelamente un approfondito processo di valutazione delle implicazioni che l’eventuale apertura di questa strada implica. Pur rispettando l’autonomia e le scelte finali che ciascuna nazione effettuerà anche in base ai diversi retroterra storico-culturali, si suggerisce che prima di consentire l’avvio di sperimentazioni cliniche di editing sulla linea germinale ciascun Paese informi per tempo tutti gli altri di questa intenzione, giustificandone il razionale e garantendo che su tale decisione vi sia un ampio consenso da parte della società.
Proprio per favorire il dialogo e soprattutto la costruzione di un consenso generale, i firmatari auspicano la creazione di un osservatorio globale sul tema, che coinvolga i principali stakeholder – scienziati, clinici, bioeticisti, giuristi, associazioni di pazienti. E in accordo con questa linea è anche un’iniziativa italiana lanciata proprio in questi giorni, l’Osservatorio per le terapie avanzate, del cui comitato scientifico fa parte anche lo stesso Naldini insieme ad altri esperti italiani del settore. Il dibattito è più che mai aperto e attuale e non mancheranno certamente repliche alla posizione espressa dagli autori.
* “Adopt a moratorium on heritable genetic editing”. Nature, vol. 567, 14 marzo 2019.
  • Eric S. Lander, direttore del Broad Institute – MIT/Harvard (USA)
  • Francoise Baylis, Dalhousie University (Halifax, Canada)
  • Feng Zhang, Broad Institute – MIT/Harvard (USA)
  • Emmanuelle Charpentier, Max Planck Institute (Berlino, Germania)
  • Paul Berg, Università di Stanford (USA)
  • Catherine Bourgain, Institut national de la santé et de la recherche médicale - INSERM (Parigi, Francia)
  • Bärbel Friedrich, Berlin-Brandenburg Academy of Sciences and Humanities (Berlino, Germania)
  • J. Keith Joung, Harvard (Cambridge, USA)
  • Jinsong Li, Shanghai Institutes for Biological Sciences (Cina)
  • David Liu, Broad Institute – MIT/Harvard (Cambridge, USA)
  • Luigi Naldini, direttore dell’Istituto San Raffaele-Telethon per la terapia genica (Milano, Italia)
  • Jing-Bao Nie, Università di Otago (Nuova Zelanda)
  • Renzong Qiu, Istituto cinese di Filosofia (Cina)
  • Bettina Schoene-Seifert, Max Planck Institute for Molecular Biomedicine (Münster, Germania)
  • Feng Shao, Istituto nazionale per le scienze biologiche di Pechino (Cina)
  • Sharon Terry, Genetic Alliance (USA)
  • Wensheng Wei, Università di Pechino (Cina)
  • Ernst-Ludwig Winnacker, Human Frontier Science Program (Strasburgo, Francia)


SMARTPHONE: DISPOSITIVO AD ALTO CONSUMO DI ELEMENTI CHIMICI

Mar, 03/12/2019 - 19:08
Tutti abbiamo imparato a scuola che le risorse sono sempre e comunque finite. Se consumiamo troppo una certa risorsa, essa si esaurisce e non è detto che si possa trovare un sostituto. Ciò vale anche per gli elementi chimici, quelli che - sempre a scuola - per molti non sono un buon ricordo. Eppure, è giunto il momento di ricordare, non solo per celebrare i 150 anni del sistema periodico di Mendeleev, che ricorrono appunto quest'anno, ma anche perché quasi tutti noi abbiamo in tasca un dispositivo ad alto consumo di elementi chimici. Si tratta dello smartphone.
Nicola Armaroli, chimico del CNR, ha ideato la Tavola Periodica dell'Abbondanza relativa degli elementi chimici e la Società Chimica Europea (EuChemS) l'ha realizzata. In questo modo possiamo verificare quali sono gli elementi chimici (presenti nel nostro smartphone) destinati ad esaurirsi in breve tempo, soprattutto grazie alla Società Chimica Italiana e a Zanichelli Editore che hanno realizzato la versione italiana di questa curiosa tavola periodica. 
Nicola Armaroli e la Tavola dell’abbondanza sono impegnati in un tour nelle scuole di varie città d’Italia con i docenti, organizzato da Zanichelli, per consentire agli insegnanti di aggiornarsi sul tema degli elementi chimici indispensabili per un futuro sostenibile. Il chimico insieme a Massimo Dellavalle, insegnante e formatore digitale Zanichelli, fornisce ai docenti le basi per applicare queste idee nella didattica quotidiana e dunque informare gli studenti delle scuole. Uno strumento molto utile è la tavola periodica interattiva Zanichelli (disponibile anche in versione "kids") provate a cliccare su un elemento, avrete immediatamente a disposizione un sacco di informazioni! 
Infine, sull'aula di scienze di Zanichelli trovate lo speciale 2019 sulla Tavola Periodica.  
Walter Caputo
Divulgatore scientifico




COME PROPORRE UN'ABITAZIONE OGGI: IL MERCATO IMMOBILIARE IN ITALIA

Lun, 03/11/2019 - 18:00

Quali sono le abitazioni più apprezzate
Come tutti sappiamo il mercato immobiliare non sta passando uno dei suoi momenti migliori. Riuscire a trovare clienti interessanti ad una casa oggi non è così semplice, soprattutto se si vuole fare da soli. Le agenzie immobiliari a Brescia invece possono fornirci diverse opportunità perfette per incontrare più rapidamente numerosi clienti e anche per rendere più appetibile l’immobile che intendiamo offrire sul mercato. Il fai da te in questi casi è del tutto sconsigliato, come del resto in molti altri ambiti.Qualche consiglio per offrire al meglio la propria abitazione

Le case che tutti desiderano

Come aumentare le richieste di visita
La questione è semplice: oggi il numero di famiglie e di single che è alla ricerca di una nuova abitazione non è così elevato quanto un tempo. Per altro il mercato è in molte zone saturo, anche senon è così in tutta Italia. Sono infatti varie le zone in cui il mercato immobiliare è in perfette condizioni e all’offerta di una nuova casa rispondono tantissimi nuovi clienti ogni giorno. Molto dipende da una serie di fattori, che riguardano l’ubicazione dell’immobile e il suo stato di conservazione. Tra le case maggiormente appetibili oggi ci sono quelle di nuova costruzione, di dimensioni medie e con finiture di ottima qualità. Se desideriamo proporre una casa che ha qualche decennio, con finiture da sistemare e non particolarmente decorativa, allora dovremo diminuirne il prezzo, oppure piegarci a fare qualche lavoro di ristrutturazione. In questi casi l’aiuto da parte di un’agenzia immobiliare può risultare particolarmente prezioso, in quanto l’agente immobiliare sarà in grado di far notare ai potenziali clienti le qualità dell’immobile offerto.Il vantaggio di una ristrutturazione

Aumentare il valore migliorando le finiture

Il costo della ristrutturazione
Un buon modo per rendere maggiormente appetibile l’immobile che intendiamo proporre al pubblico consiste nell’effettuare alcuni lavori di ristrutturazione. Certo, si tratta di un investimento che può essere anche cospicuo, ma lo sarà anche l’aumento di valore dell’immobile. Per altro intervenendo sull’efficienza energetica diminuiremo la necessità di spese di gestione dell’abitazione in futuro: minori spese per il riscaldamento e maggiore comfort di vita in casa in ogni periodo dell’anno. Questo inoltre è un buon modo per rendere più interessante l’immobile, elevandolo al di sopra delle case che si trovano nel circondario. Anche in questo caso, chiediamo consigli all’agente immobiliare, per evitare lavori inutili e investire soprattutto in ciò che piace alla clientela odierna.I vantaggi della posizione

Come pubblicizzare un immobile

Le zone più interessanti per una nuova casa
Un altro punto importante per rendere interessante un’abitazione da proporre alla clientela riguarda la sua ubicazione. Oggi le case maggiormente apprezzate sono quelle nei quartieri molto ben serviti, non troppo lontane dal centro cittadino, presso cui sono disponibili negozi, centri di intrattenimento, scuole e uffici pubblici. Se l’immobile di cui ci stiamo occupando è in aperta campagna, dovremo quindi proporlo a coloro che sono alla ricerca di una situazione bucolica, lontana dal traffico e senza vicini nei pressi.



APERTE FINO AL 1 APRILE 2019 LE ISCRIZIONI AL CONCORSO PER LE SCUOLE “INSIEME PER LA RICERCA”

Mer, 03/06/2019 - 07:54
PROMOSSO DA FONDAZIONE TELETHON E PEARSON ITALIA

Foto: pixabay

Fino al 1 aprile 2019 sarà possibile iscriversi al concorso “Insieme per la ricerca” dedicato alle scuole italiane di ogni grado e ordine, per vincere materiali didattici multimediali. Il concorso, ­promosso daFondazione Telethon e dalla casa editrice Pearson Italia, rientra nell’ambito delle attività di sensibilizzazione sul tema della ricerca scientifica sulle malattie genetiche rare. L’obiettivo principale del progetto è quello di stimolare una riflessione costruttiva attraverso la creatività e la fantasia per far capire a bambini e ragazzi, ma anche ai genitori, l’importanza di sostenere la ricerca scientifica che, mai come negli ultimi anni, sta iniziando a dare delle risposte concrete alle persone con una malattia genetica rara.

Il concorso gratuito si rivolge ad alunni e studenti di tutte le età e prevede che le classi o gli istituti, per parteciparvi, abbiano aderito ai progetti educativi di Fondazione Telethon nell’anno scolastico 2018-2019, richiedendo gratuitamente almeno un Kit Educativo tramite modulo cartaceo o webform sul sito internet della Fondazione (www.telethon.it/scuole). Per poter essere considerati a tutti gli effetti concorrenti, bisogna poi inviare un elaborato finale che rispetti i requisiti richiesti e che segua le tracce proposte dal regolamento del concorso.

I primi classificati di ogni grado scolastico riceveranno in premio materiali didattici utili a migliorare l’apprendimento come lavagne interattive multimediali e videoproiettori, messi in palio da Pearson Italia.

A seconda del grado scolastico, sono state assegnate delle tracce ben delineate, ma contemporaneamente aperte alla libera interpretazione e creatività degli studenti. Alle scuole dell’infanzia e alla scuola primaria si chiede la realizzazione di un disegno che rappresenti nel dettaglio le caratteristiche dello scienziato “perfetto”, una persona speciale che lavora con impegno per aiutare i bambini colpiti da malattie genetiche rare.

Per la scuola secondaria di primo grado, invece, viene proposta una riflessione sul passato e sul progresso della ricerca scientifica reso possibile da tanti scienziati nel corso degli anni. Perciò, l’elaborato sarà un’immaginaria intervista ad uno di questi ricercatori - Galileo Galilei, Charles Darwin o Watson e Crick - fondamentali nella storia della ricerca. Ai ragazzi della scuola secondaria di secondo grado, infine, si chiede di guardare al futuro: dopo aver studiato il passato e compreso il presente, la sfida è guardare avanti ad un ipotetico 2048 e raccontare una scoperta che cambierà il destino delle persone con una malattia genetica rara.

Una volta raccolti tutti gli elaborati, verranno validati secondo i requisiti indicati nel regolamento e verranno avviate le operazioni di valutazione affidate ad un’apposita giuria, che avrà la responsabilità di giudicare disegni e testi considerando: la coerenza con il tema proposto, l’efficacia e l’originalità dell’elaborato.

Per non lasciarsi scappare questa occasione di sostenere la ricerca scientifica sulle malattie genetiche rare e avere la possibilità di vincere i premi in palio, tutte le scuole d’Italia possono mandare i propri elaborati entro il prossimo 1 aprile 2019.

Per scaricare il “Kit educativo” e partecipare al concorso visitare il sito www.telethon.it/scuole


Fondazione Telethon


Fondazione Telethon è una delle principali charity biomediche italiane, nata nel 1990 per iniziativa di un gruppo di pazienti affetti da distrofia muscolare.

La sua missione è di arrivare alla cura delle malattie genetiche rare grazie a una ricerca scientifica di eccellenza, selezionata secondo le migliori prassi condivise a livello internazionale.

Attraverso un metodo unico nel panorama italiano, segue l’intera “filiera della ricerca” occupandosi della raccolta fondi, della selezione e del finanziamento dei progetti e dell’attività stessa di ricerca portata avanti nei centri e nei laboratori della Fondazione. Telethon inoltre sviluppa collaborazioni con istituzioni sanitarie pubbliche e industrie farmaceutiche per tradurre i risultati della ricerca in terapie accessibili ai pazienti.

Dalla sua fondazione ha investito in ricerca quasi 500 milioni di euro, ha finanziato oltre 2.620 progetti con oltre 1.600 ricercatori coinvolti e più di 570 malattie studiate. Ad oggi grazie a Fondazione Telethon è stata resa disponibile la prima terapia genica con cellule staminali al mondo, nata grazie alla collaborazione con GlaxoSmithKline e Ospedale San Raffaele. Strimvelis, questo il nome commerciale della terapia, è destinata al trattamento dell’ADA-SCID, una grave immunodeficienza che compromette le difese dell’organismo fin dalla nascita. La terapia genica è in fase avanzata di sperimentazione anche per la leucodistrofia metacromatica (una grave malattia neurodegenerativa), la sindrome di Wiskott-Aldrich (un’immunodeficienza) e per la beta talassemia, mentre è appena stata avviata per due malattie metaboliche dell’infanzia (rispettivamente, la mucopolisaccaridosi di tipo 6 e di tipo 1). Inoltre, all’interno degli istituti Telethon è in fase avanzata di studio o di sviluppo una strategia terapeutica mirata anche per altre malattie genetiche, come per esempio l’emofilia o diversi difetti ereditari della vista. Parallelamente, continua in tutti i laboratori finanziati da Telethon lo studio dei meccanismi di base e di potenziali approcci terapeutici per patologie ancora senza risposta.

TUTTO QUELLO CHE AVRESTE VOLUTO SAPERE SULL'IMPIANTO DENTALE

Mar, 03/05/2019 - 16:34
Una delle tecniche odontoiatriche più note e diffuse dell’ultimo ventennio è quella dell’implantologia, che è stata sviluppata a partire dagli anni ’80 e arrivando ad essere una specializzazione, con diverse tecniche e possibilità di realizzazione. Lo scopo principale è quello di sostituire gli elementi dentali persi attraverso l’impiego di presidi chirurgici, in grado di rimediare alla mancanza delle radici naturali dei denti.Abbiamo chiesto ai medici dentisti della clinica dentale di Banchette vicino a Ivrea Nova Ars Medica di spiegarci nei dettagli come funziona questa tecnica oggi molto in voga. Ecco cosa ci hanno risposto.

Grazie all’implantologia dentale è possibile rimediare a uno degli eventi più invalidanti in natura, dato che l’assenza dei denti compromette la masticazione e, di conseguenza, la possibilità di alimentarsi autonomamente. Nell’uomo viene percepito anche un problema estetico, specialmente nel caso siano coinvolti denti frontali. Prima dello sviluppo dell’implantologia l’unica soluzione era quella di inserire protesi fissate ai denti vicini, con l’obbligo di danneggiare denti ancora sani con una limatura, utile a inserire le corone di appoggio. 
Sostituire i denti mancanti con l’implantologia ha diversi vantaggi, sia estetici, sia funzionali, sia di prevenzione. Avere un sorriso senza buchi consente sia di reintegrare l’estetica dell’arcata dentale, oltre a ripristinare la funzionalità della bocca, consentendo di masticare di nuovo senza alcun problema. Dato che non è più necessario danneggiare i denti a fianco per installare le protesi mobili, note anche con il nome di ponti, non si rischia di favorire carie e altre malattie dentali su denti ancora sani. 
Gli impianti dentali garantiscono numerosi vantaggi, come:
  • la preservazione dei denti naturali adiacenti, diversamente dai ponti;
  • la possibilità di sostituire uno o più denti, fino all’intera arcata, andando a ricoprire perfettamente tutte le funzionalità, dal lato estetico alla masticazione;
  • la possibilità di ottenere denti uguali a quelli naturali, sia per caratteristiche che per funzionalità;
  • l’elevata durata nel tempo.

Come funziona un impianto dentale? Un impianto dentale è composto da tre parti: l’impianto vero e proprio, che viene inserito con un intervento chirurgico nell’osso, una parte di raccordo e la protesi, che è la parte visibile e va a sostituire il dente mancante. Nei casi più gravi è possibile sostituire più denti o un’intera arcata dentale inserendo pochi impianti che reggono l’intera parte sostitutiva. Il materiale più impiegato per gli impianti è il titanio, che favorisce l’osteointegrazione con l’osso sul quale è inserito, garantendo una stabilità maggiore e di lunga durata. Fino agli anni ’90 un intervento di implantologia dentale era un processo lungo e laborioso, che obbligava a tempi di attesa che potevano superare anche i 6 mesi per essere completato, anche per via dell’assenza dei protocolli e alle tecnologie oggi in uso. Di conseguenza, il paziente era costretto a trascorrere diversi mesi senza i denti o ricorrere all’uso della dentiera tra la seduta di posizionamento degli impianti e quella di applicazione dei denti agli impianti. Dopo un periodo di valutazione e progettazione, quando arriva il momento di effettuare la seduta di implantologia il paziente è sottoposto a sedazione cosciente, in modo da poter operare inserire gli impianti in titanio senza problemi e combattendo in modo preventivo l’ansia legata all’intervento. Nei casi più urgenti, come nel caso sia necessario sostituire tutti i denti con impianti, di solito è possibile concentrare gli interventi e l’applicazione delle protesi in 24 – 48 ore ricorrendo all’implantologia a carico immediato. Si tratta di un’avanzata procedura implantare che, in presenza di specifiche condizioni, consente di estrarre eventuali denti residui, di inserire gli impianti e di applicare i denti fissi in 48 ore.
Alla clinica dentale Nova Ars Medica di Banchette, vicino Ivrea, viene utilizzata la tecnica nota come Columbus Bridge, evoluzione della tecnica all on four, che permette con l’inserimento di quattro o sei impianti dentali di posizionare nella stessa giornata la protesi fissa a carico immediato, ridonando così in poco tempo nuovamente il sorriso. Si tratta di una tecnica adatta ai pazienti che hanno perso tutti i denti oppure ai portatori di dentiera e che consente di fissare i denti di un’arcata completa su quattro impianti sfruttando le zone dove di norma non si verifica il riassorbimento osseo e quindi evitando interventi di incremento o di innesto osseo.

DOMANDE? SCRIVETE A NOVA ARS MEDICA alla pagina di Nova Ars Medica  www.novarsmed.it  Studio dentistico di Banchette, vicino a Ivrea.


Smart Phone Technologies That Are Shaping The Modern World

Mar, 03/05/2019 - 11:59


A recent study shows that almost over 3 billion people across the world use mobile phones and 200 billion mobile apps are being downloaded every year. This is just one proof that the smart phone industry is a creative and actively growing market. We use these pocket-sized gadgets in almost everything that we do – from waking us up as alarms, communicating with colleagues, catching up on news to listening to music while falling asleep. Almost all big companies are now using smart phones for branding, as a way to improve customer relations or even direct marketing. Startup businesses are also up on the mobile phone trend since having mobile-friendly websites is an effective way to market their brands. It is the large usage of mobile phones that improves its innovation. Get a mobile phone now by getting the best deals with Recharge Vodafone since these devices are here to stay until the next generations.Here are some reasons why smart phones are changing the world we live in today:Wearable GadgetsAccording to a recent research on mobile phones, over 100 million wearable devices were sold in 2016 only and is expanding until today. Wearable devices and gadgets such as the Samsung Gear and Apple Watch which can be partnered with smart phones shows that we are now in the age of transitioning from a basic watch to a smarter device. This opens up multiple windows of opportunities to sellers, application developers and watch makers. The mobile phone has now become a bridge of private networks such as wearable devices, health sensors and other gadgets that can be attached on the body or on the clothes. These new gadgets will communicate with our mobile devices to show accurate data in a whole new level. Mobile PaymentsThe world’s total mobile payments in 2017 was computed to be over $710 billion which experts say have risen to nearly $480 billion in just the past 5 years. In the past year, Google has announced a simpler to do mobile payments through its Google Pay service. Google Pay is an application which includes Android Pay, Apple Pay and Google Pay in just one click. Instead of using debit or credit cards which incur a lot interest, people can now purchase anything on the internet via pay based apps on their mobile phones, giving the birth to mobile commerce or M-commerce.5G Technology5G network is the new era of internet for mobile phones which features faster bandwidth and more efficient connections on smart phones and other devices. Integrating state-of-the-art technology and the latest innovations, 5G can provide connections that are a hundred times faster than today’s connections. It is expected that the average download speed are at 1gigabyte per second and is seen to be the new normal once 5G is released. 5G networks will surely help boost the rise of the technology of Internet of Things giving the power needed to transfer large amounts of information which will allow a wiser and more affiliated internet community. With its development in the final stages, 5G technology is expected to be launched worldwide in 2020. The technology will work side by side with older 4g technology to give faster connections no matter where your location is. Get your internet connection updated with this promo code for the fastest all-in-one in fiber.Location and Motion SensorsSmart phones today now have location sensors which utilize various positioning techniques to provide precise data. Knowing a person’s location is helpful in providing relevant information and service. Integrating motion sensors on mobile phones has opened new possibilities in security and games. While installing location sensors on phones have been useful in geotagging, enhanced video game experience and automobile navigation. To make the location sensor more accurate, mobile phones use the internet, ultrasonic beacons and satellite tagging. The ability to precisely target location integrated in smart phones has prompted the beginning of personalization of services and information.Android Instant ApplicationThe Android Instant Application is an evolution in mobile app sharing and mobile app discovery which gives users of all Android devices the capability to view Android-installed apps and use it even without literally installing the application. This provides the power to modularize an application so that consumers can load the part of the app which they only need. A good example of this is a newspaper company offering their crossword puzzles to readers even without installing the full application. If you are planning to switch to Android, Lebara Mobile allows you to swap phones. Hurry and get coupons for Lebara Mobile here.Better User Experience and DesignEfficient display on smart phones is a critical factor in providing users a great experience. Today’s successful mobile phone companies have created new algorithms that improve design which provide more interactive user interfaces. Designers have also been developing mobile applications that can adapt to challenges including interruption and limited user attention. Mobile phones now have the ability to tap into technologies such as interactive layers, design patterns and managing of content. These abilities create the Augmented Reality which allows mobile phone users to interact with the interface at a deeper level. Artificial IntelligenceAI is set to provide businesses and users alike some amazing insight via complex analytics, intelligent interfaces and advanced machine learning. With technologies such as SwiftKey an Hound,  we are just beginning to discover how powerful AI is when integrated with the smart phone.Cloud-Based ApplicationsThe Cloud has earned a lot of attention in just a few years since its release. For applications, the Cloud is all about reducing a mobile phone’s usage on its internal memory. Examples of these are Dropbox and Google Cloud.Internet of Things
The Internet of Things is defined as the network of things installed with software, electronics and internet connectivity. These factors provide objects to gather and give out information without the need of human interplay. Each technology depends on IOT in various ways which provides a competitive advantage. It is predicted that IOT will be massive and will eventually be a vital technology that will be needed in the future.

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